Critica della visione: il Cinema in Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello

Scrive lo storico del cinema Francesco Casetti che «una delle questioni essenziali della modernità» è «l’emersione di una identità basata non su una appartenenza, ma su un gioco complesso e reciproco di sguardi individuali, per il quale si è quel che si è nello sguardo dell’altro». Dall’Esclusa (1893; 1901) a Uno, nessuno e centomila (1926), il romanzo pirandelliano verte proprio su questo scollamento della soggettività dai codici socio-culturali condivisi. Pirandello e i suoi personaggi vivono lo sguardo dell’altro come fonte di alienazione e di dissociazione, e ingaggiano contro di esso una lotta variamente declinata e giustificata, ma che esprime (soprattutto nel caso di Mattia Pascal e di Vitangelo Moscarda) un’istanza regressiva di immediatezza destinata allo scacco: per loro si tratta di ricostruire la totalità naturale del sé,
degradata e plasmata/falsata dallo sguardo dell’altro. Il medium cinematografico che Pirandello introduce nel romanzo del ’15, Quaderni di Serafino Gubbio operatore (allora intitolato Si gira...), intercetta e rifrange dunque originalmente un plesso di questioni da sempre aperte e centrali nella riflessione pirandelliana, anticipando in maniera geniale teorie e pratiche contemporanee del visivo (si pensi ad esempio a Benjamin, che lo cita nel celebre saggio sull'Opera d’arte nell’era della riproducibilità tecnica, o alla nozione postmoderna di “simulacro”, etc.). Il corso si propone di indagare in tal senso i Quaderni, anche alla luce delle acquisizioni della storiografia contemporanea del cinema: Si gira.../Quaderni esce nel 1915, anno di svolta tra il ventennio circa del «Cinema delle origini» (o della «cinematografia attrazione»: Gunning; Gaudreault), e l’avvento del cinema narrativo: per dirla con Morin, tra Cinematografo e Cinema. Sebbene il cinema di Serafino sia già ampiamente transitato nella seconda fase, probabilmente per le specificità socio-culturali dell’area italiana (Burch), in esso si intravedono nondimeno tracce delle «serie culturali» in cui era circolato e si era diffuso nella prima fase, contigue allo spiritismo, alla magia, all’ipnotismo e più in generale al magnetismo, implicato anche nelle ricerche della medicina più o meno coeva sull’isteria.