L’insegnamento fornisce agli studenti gli strumenti concettuali e metodologici per trattare come dati i materiali linguistici, testuali e documentari che costituiscono l’oggetto del loro percorso di studi, e per collocare il proprio lavoro entro le infrastrutture digitali della ricerca e della memoria pubblica europea. Il filo conduttore è l’istituzione che conserva e rende accessibile — archivio, biblioteca, museo — colta nel passaggio da custode di collezioni a infrastruttura civica e di ricerca.

2.1 Conoscenza e capacità di comprensione

Al termine dell’insegnamento lo studente è in grado di:

– ricostruire il dibattito sulle digital humanities, le diverse interpretazioni dell’espressione e le sue radici nella riflessione novecentesca sulla tecnica, sulla cultura tipografica e sulle due culture;

– descrivere l’impatto del paradigma digitale sul settore della conservazione di opere d’arte, libri, documenti e artefatti, e le trasformazioni organizzative che ne derivano per gli istituti che vi operano;

– spiegare che cosa significa rappresentare digitalmente un documento e un testo: digitalizzazione, metadati, codifica, standard di interoperabilità, dati aperti collegati, e che cosa si guadagna e che cosa si perde in ciascun passaggio;

– descrivere l’infrastruttura pubblica della digitalizzazione del patrimonio in Italia e in Europa, i suoi modelli economici e organizzativi e le questioni di sostenibilità che si aprono al termine di un ciclo di finanziamento;

– illustrare il quadro dei diritti che regola il riuso dei surrogati digitali del patrimonio, con riferimento alle licenze, all’estrazione di testo e dati e agli obblighi di trasparenza sui contenuti sintetici;

– descrivere il ruolo della biblioteca pubblica come organizzazione di frontiera e come attore dell’ecosistema digitale urbano, e i modelli di governance partecipativa che vi si applicano.

2.2 Conoscenza e capacità di comprensione applicate

Al termine dell’insegnamento lo studente è in grado di:

– analizzare una collezione digitale esistente valutandone descrizione, interoperabilità, condizioni di riuso e usabilità per la ricerca;

– applicare le logiche del living lab e del co-design alla progettazione di un servizio pubblico digitale, conducendo l’analisi dei bisogni, la mappatura degli attori e la definizione di una proposta;

– analizzare una struttura di governance partecipativa e valutare la sostenibilità di un progetto oltre il ciclo di finanziamento che lo ha avviato;

– condurre in autonomia l’analisi critica di un caso di studio internazionale, individuandone il contesto, il modello adottato e i risultati verificabili.

2.3 Autonomia di giudizio

Al termine dell’insegnamento lo studente è in grado di:

– valutare criticamente le narrazioni sulla trasformazione digitale del patrimonio, distinguendo i risultati documentati dalle dichiarazioni di intenti e riconoscendo gli interessi dei soggetti che le formulano;

– discutere rischi e opportunità della digitalizzazione: divario nell’accesso, dipendenza delle istituzioni pubbliche da infrastrutture private, costo della conservazione a lungo termine, asimmetrie nella provenienza delle collezioni;

– assumere una posizione motivata sul rapporto fra istituzione culturale e comunità di riferimento, riconoscendo che si tratta di una scelta di missione e non di una questione tecnica.

2.4 Abilità comunicative

Al termine dell’insegnamento lo studente è in grado di:

– presentare una proposta progettuale a interlocutori non specialisti — amministratori, operatori culturali, cittadini — motivando le scelte e dichiarando i vincoli;

– condurre e documentare un’attività di ascolto e di co-progettazione con soggetti esterni, nel rispetto delle regole sul consenso e sul trattamento dei dati;

– sostenere il proprio contributo all’interno di un gruppo di lavoro e integrarlo con quelli altrui.

2.5 Capacità di apprendere

Al termine dell’insegnamento lo studente è in grado di:

– individuare e utilizzare le fonti primarie del settore — documentazione degli standard, piani e atti pubblici, letteratura scientifica — distinguendole dalla pubblicistica secondaria;

– trasferire il metodo appreso a istituzioni, collezioni e contesti diversi da quelli trattati a lezione;

– riconoscere quando una soluzione tecnica o organizzativa appresa è superata e ricostruirne la sostituzione.

L’insegnamento si articola in quattro parti, per complessive 36 ore, così ripartite: prima parte, 10 ore; seconda parte, 10 ore; terza parte, 8 ore; quarta parte, 8 ore. Le prime due si svolgono in forma di lezione; la terza e la quarta in forma di laboratorio.

Prima parte · Che cosa sono le digital humanities (10 ore)

– Il dibattito sulle DH e le diverse interpretazioni dell’espressione: informatica umanistica, metodi computazionali, critica culturale del digitale.

– Le radici del dibattito: la questione della tecnica, la cultura tipografica e i suoi effetti sulla conoscenza, la separazione fra le due culture.

– Ipertesto e testualità elettronica: che cosa cambia nella lettura, nella scrittura e nell’autorialità.

– L’impatto del paradigma digitale nel settore della conservazione di opere d’arte, libri, documenti e artefatti: convergenza fra archivi, biblioteche e musei, e trasformazione dei mestieri.

Seconda parte · Rappresentare, organizzare, rendere accessibile (10 ore)

– Dal documento al dato: digitalizzazione, surrogati digitali, qualità e fedeltà della riproduzione. Metadati, vocabolari e descrizione degli oggetti culturali.

– Codifica e rappresentazione del testo; edizioni digitali; costruzione e interrogazione di corpora, con attenzione alle collezioni multilingui e ai patrimoni in contatto.

– Interoperabilità e apertura: standard per l’accesso alle risorse basate su immagini, dati aperti collegati, web semantico. Genealogia del problema:

dalla digitalizzazione di massa condotta da attori privati agli standard costruiti dalle istituzioni.

– L’infrastruttura pubblica della digitalizzazione in Italia e in Europa: piani, piattaforme, portali di accesso; modelli economici e organizzativi; la sostenibilità oltre il ciclo di finanziamento.

– Diritti e riuso: licenze sui surrogati digitali, estrazione di testo e dati per l’addestramento di modelli, obblighi di trasparenza e marcatura dei contenuti sintetici; autenticità e provenienza della riproduzione digitale.

Terza parte · La biblioteca come infrastruttura civica: casi di studio (8 ore, laboratorio)

– La biblioteca come organizzazione di frontiera e come attore dell’ecosistema digitale urbano; dalla centralità della collezione alla centralità della comunità

– Ricerca e analisi critica, condotta dagli studenti in gruppi, di casi internazionali di rigenerazione di biblioteche urbane in quartieri svantaggiati: modelli, strumenti e metodologie che posizionano le biblioteche come nodi di innovazione, inclusione digitale e co-creazione, in connessione con governi locali, università, imprese e cittadini.

– Alfabetizzazione digitale e mediazione: che cosa diventa il servizio di reference quando la mediazione all’informazione è affidata a sistemi automatici.

– Restituzione in aula dei casi analizzati e costruzione di una griglia comparativa condivisa, che costituisce il quadro metodologico della quarta parte.

Quarta parte · Laboratorio di co-design (8 ore)

– Progetto di co-design applicato a una biblioteca pubblica del territorio, individuata all’inizio del corso in accordo con l’ente titolare e indicata su KIRO entro la prima settimana di lezione.

– Esercitazioni sugli strumenti del service design e del living lab: mappatura degli attori, analisi dei bisogni, percorso dell’utente, prototipazione del servizio.

– Governance partecipativa e sostenibilità della proposta oltre il ciclo di finanziamento o di candidatura che la accompagna.

– Deontologia del lavoro con una comunità: consenso informato dei partecipanti, trattamento dei dati raccolti, titolarità e uso degli elaborati prodotti.

– Presentazione delle proposte e discussione fra pari.